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lunedì 22 marzo 2010

Giacobbo e la fine del mondo - VIII

Nota per chi si fosse sintonizzato solo ora: prosegue il liveblogging della lettura di 2012: la fine del mondo? di Roberto Giacobbo, sconsigliato ai deboli di cuore. Di tanto in tanto il prof. S.C. si fa prendere dalla curiosità, e scompare in biblioteca per cercare di capire come stiano davvero le cose. Un po' per questo e un po' perchè il libro è francamente noioso, il prof. S.C. sta tirando avanti 'sta storia da novembre. Le stime più accreditate dicono però che ce la farà a finire il libro prima che finisca il mondo, il 21 dicembre del 2012. Le puntate precedenti sono qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui.

Il temibile capitolo Il confronto con la scienza è, molto comodamente, diviso in sottocapitoli. Il primo è lungo solo una paginetta e si intitola drasticamente La Terra rallenta. Cominciamo a leggere, senza censure e con la mente aperta.
La terra compie quotidianamente un giro completo intorno al proprio asse: è questo che determina l’alternarsi del giorno e della notte.
OK, fin qui ci siamo.
La Luna esercita da sempre un’azione frenante sulla Terra perché il nostro pianeta ruota su se stesso più velocemente di quanto non faccia la Luna nel suo moto di rivoluzione intorno alla Terra.
Mah. Molto impreciso ma saremo generosi. Tiriamo avanti.
A partire dagli anni Sessanta del Novecento la forza dell’attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna ha cominciato a crescere e il nostro pianeta a rallentare sempre di più.
Ecco, e stava andando così bene. Cosa vuol dire che la forza dell’attrazione gravitazionale cresce? E prosegue dicendo che il rallentamento non è lineare ma esponenziale, cioè che la Terra dapprima rallenta piano piano per poi rallentare sempre più velocemente (bello il gioco di parole).
Il rallentamento iniziale è stato di portata infinitesima ed è stato taciuto.
Mancava appunto il complotto. Taciuto da chi? Sarà vero che il rallentamento è esponenziale, qualunque cosa intenda Giacobbo? Ce n’è abbastanza per giustificare un po’ di indagini. Davvero la Terra sta rallentando?

Il prof. Sentimento Cuorcontento si mette al lavoro. Tra qualche giorno la risposta.

giovedì 11 marzo 2010

Giacobbo e la fine del mondo - VII

Oho, finalmente siamo al sodo!
Il prof. Sentimento Cuorcontento, oggi a Ferrara sotto la neve, non ne poteva più di profezie fumose, ipotesi gabellate per teorie scientifiche e conclusioni affrettate. No, non ho cambiato libro, ma siamo arrivati al dunque: a pag. 107 comincia il capitolo Il confronto con la scienza, che sarà pane per i nostri denti.

O forse no? L'inizio non è dei più promettenti:
Il "Living Planet Report 2008" dichiara che, andando avanti di questo passo, la Terra si consumerà.
Nientemeno; vediamo che succede.
Un quinto della Foresta Amazzonica è stato distrutto... è in forte aumento la percentuale degli obesi... il petrolio sta finendo... stanno finendo i giovani [giuro]... non sappiamo più come smaltire i nostri rifiuti... i ghiacciai della calotta di Quelccaya in Perù si stanno ritirando... il divario tra ricchi e poveri sta raggiungendo livelli sempre più marcati... il mercato economico mondiale è al collasso... la famiglia, base della convivenza sociale, è in forte crisi... aumentano le separazioni... anche l'individuo è in crisi... sta crescendo il consumo di psicofarmaci... molte regioni della Terra sono senza acqua... la religione e lo Stato non sono più solidi punti di riferimento... l'inquinamento ha raggiunto livelli allarmanti...
Santo cielo. Non ho inventato nulla, solo pescato qua e là nelle prime tre pagine, mantenendo l'ordine esatto in cui le disgrazie sono enumerate. Insomma, un'analisi di grande profondità. Sintetizziamo: non ci sono più le mezze stagioni, e la fibra morale della Nazione si sta indebolendo.

martedì 9 marzo 2010

Giacobbo e la fine del mondo - VI

Lasciamo momentaneamente da parte la storia dei Teschi di Cristallo, perchè potrebbero presto esserci novità.

L'Archaeological Institute of America pubblica la rivista Archaeology, che un paio di anni fa aveva raccontato il lavoro dell'antropologa Jane McLaren Walsh sui Teschi di Cristallo: trovate la storia qui. Nell'ultimo numero della newsletter, a cui il prof. Sentimento Cuorcontento è naturalmente abbonato, fa il possibile per farci venire l'acquolina in bocca:
Coming Soon...

The "Skull of Doom"
Scientific testing and archival research expose the strange history of the Mitchell-Hedges crystal skull
Aspettiamo trepidanti; intanto, prosegue la lettura del libro.

Dopo la profezia dei Maya, è adesso il turno, come recita il titolo del capitolo, delle Altre profezie: dall'Egitto all'Apocalisse. Ci stanno dentro tutti i classici, nell'ordine: la Sfinge di 13.000 anni, Angkor Wat, Tiahuanaco, il libro dell'Apocalisse, il Codice Genesi, Fulcanelli e la Croce Alchemica di Hendaye, l'I-Ching e la new age. Poi, dalle parti di pag. 100, tira le fila del ragionamento. Stasera il prof. S.C. è di umore enigmistico, e vi propone una sfida a Trova gl'intrusi. Quale di queste affermazioni è apocrifa?

  1. I Maya sono la guida nutrita di un gruppo di profeti che hanno diramato il medesimo messaggio su tutto il pianeta
  2. Maya è un termine chiave della filosofia indù che significa «origine del mondo»
  3. Maya era il nome della madre di Buddha.
  4. Nell’epica vedica Mahabharata leggiamo che Maya si chiamava un grande astrologo, mago e architetto.
  5. Maya era il nome della nutrice del leggendario faraone Tutankhamon.
  6. Maya si chiamava la margarina più venduta in Italia nel 1982, esattamente trent’anni prima del 2012.
  7. Nella mitologia greca dalla relazione tra Atlante e Pleione sono nate le Pleiadi; una di loro si chiama Maia.
  8. Il nostro mese di maggio deriva il suo nome da quello della dea romana della primavera Maia.

lunedì 8 marzo 2010

Un po' come Wittgenstein

In queste ultime settimane il prof. Sentimento Cuorcontento ha trascurato un po' questo blog: insieme ad alcuni altri coraggiosi abbiamo fatto le notti per una novità di cui parleremo presto.

Avevo avventatamente promesso qualche commento sulla partecipazione a Voyager, ma dopo matura riflessione il prof. S.C. ha capito di non avere niente da dire che non rientri un una delle seguenti categorie:
  1. Ovvio: «i filmati di Voyager sono confusionari e non si capisce che cosa è documento e che cosa è finzione.»
  2. Lagnoso: «non mi hanno fatto le domande giuste e hanno tagliato tutti i pezzi in cui facevo bella figura.»
  3. Un pettegolezzo: «la registrazione della puntata è durata così tanto che a un certo punto, durante una pausa, metà del pubblico se n'è andata a casa. Contate le poltroncine!»
Siccome qui si cerca di non dire ovvietà, non si fa la lagna e non si spettegola (quasi mai), ne consegue che non se ne può parlare. Quindi, taccio.

venerdì 5 febbraio 2010

Giacobbo e la fine del mondo - V

Subito dopo le vacanze di Natale, il prof. Sentimento Cuorcontento sperava di usare la trasparente scusa di essersi dimenticato il tomo di Giacobbo e non aver potuto proseguire la lettura durante il suo ritiro nelle Alpi. Poi è passato ancora un mese, e la scusa ha perso molto della sua efficacia; quindi, anche per rappresaglia, ho ripreso in mano 2012: la fine del mondo?

Siamo arrivati al secondo capitolo, intitolato La profezia dei teschi di cristallo. Naturalmente intende il ‟Teschio del Destino” di Mitchell-Hedges, un teschio sempre di quarzo custodito alla Smithsonian Institution a Washington, un altro teschio al Musée du quai Branly a Parigi e un po' di altri vari, fino ad arrivare al magico numero di 13: come i baktun del calendario Maya. In realtà nel mito fino a poco tempo fa i teschi erano dodici, poi qualcuno ci ha pensato, ha cercato in giro per musei e collezionisti un altro teschio qualunque et voilà una altro indizio della profezia. Ora, con tutta verosimiglianza la profezia dei tredici teschi è inventata di sana pianta, così come i teschi più importanti sono tutto meno che Maya.

È una storia interessante da raccontare, e lo faremo, ma per stasera cercheremo di fortificarci per affrontare la profezia:
Quando i tredici teschi di cristallo saranno ritrovati e riuniti, inizierà un nuovo ciclo per il genere umano, un ciclo di grande conoscenza ed elevazione.
Si avverte la necessità di un coadiuvante.

Ci viene in aiuto Elwood Blues (al secolo Dan Aykroyd) che si è inventato nientepopodimenochè la Crystal Head Vodka. Disgraziatamente non è ancora in vendita in Europa, ma se avete degli agganci negli Stati Uniti provate a organizzarvi. Pare che il fatto che sia filtrata attraverso uno strato di cristalli di quarzo particolari (chiamati diamanti di Herkimer) le dia un retrogusto tutto particolare: fatevi un giro sulla pagina web, ne vale la pena.

Grazie a Mariano per la segnalazione, e salute!

martedì 26 gennaio 2010

Rutti dal centro della Galassia

Dicevamo un po’ di tempo fa dei fantomatici “raggi di informazione” che secondo Giacobbo sarebbero continuamente emessi dal centro della nostra galassia.

Ricordate? Scrive Giacobbo:
Il 18 ottobre del 2005 Scott Hyman, astronomo e professore di fisica presso lo Sweet Briar College, fa una sorprendente dichiarazione sulla rivista scientifica Nature: nel 2002 […] ha rilevato […] un segnale intermittente che sembra possedere tutte le caratteristiche per essere equiparato a un’emissione effettuata in maniera intelligente.
(Ho barato un po’, tagliando creativamente il testo, ma lo fa sempre anche lui. Trovate il testo completo nel post originale).

Ho recuperato gli articoli originali di Hyman e mi sono trovato con un po’ di roba da leggere nel weekend: adesso, da una Bologna sotto la neve, provo a raccontarvi cosa ho capito. So che ci sono (almeno) due astronomi in ascolto; se hanno qualcosa da aggiungere o da correggere si facciano avanti senza timore. Il prof. S.C. ha una vasta e poliedrica cultura, ma in alcune molto specialistiche branche dello scibile umano, come la tassonomia delle pulsar, difetta un po’ nei dettagli.
Scott D. Hyman, T. Joseph W. Lazio, Namir E. Kassim, Paul S. Ray, Craig B. Markwardt, Farhad Yusef-Zadeh “A powerful bursting radio source towards the Galactic Centre” Nature 434:50-52 (3 March 2005) doi:10.1038/nature03400 Letter
Cosa hanno visto Hyman e soci? Da come lo racconta Giacobbo, sembra che stia arrivando una trasmissione in codice Morse.

Cominciamo dal principio. Le stelle e altri oggetti più esotici non emettono solo luce visibile, ma anche un po’ dappertutto nel resto dello spettro elettromagnetico. I tizi del Naval Research Observatory stavano guardando la regione vicina al centro della galassia alla frequenza di 0.3 GHz, che appartiene alla classe di frequenze nota come UHF: per capirci, i walkie-talkie PMR446 trasmettono a una frequenza di 0.446 GHz (o 446 MHz, da cui il nome). A un certo punto, il 30 settembre del 2002, hanno visto cinque “lampi” della durata di un po’ meno di dieci minuti, a intervalli regolari di 76.2 minuti. Boooom, boooom, boooom, boooom, boooom, con ogni botto lungo dieci minuti e una pausa di un’ora tra uno e l’altro. Poi basta.

Qui accanto c’è il grafico di quello che hanno visto. L’asse orizzontale è il tempo, “ripiegato” ogni 77.13 minuti: immaginate di tagliare e incollare i cinque grafici in modo da attaccarli uno dietro l’altro. Tutto è più o meno piatto, salvo i cinque picchi che si vedono abbastanza bene, anche se di alcuni manca un pezzo (i “buchi” sono dovuti a interferenze o alla necessaria calibrazione del telescopio). Nota curiosa: nel testo dell’articolo l’intervallo tra due lampi è dato come 76.2 minuti, mentre nella didascalia del grafico si dice che l’asse dei tempi è “ripiegato” ogni 77.13 minuti, distanza tra due picchi: non ho capito il perché di questa differenza. Per sicurezza Giacobbo aumenta la presenza altamente simbolica del numero sette, dicendo che sono ogni settantasette minuti, su un periodo di sette ore (sono meno di sei ore e mezza, in realtà).

A questo punto gli astronomi hanno frugato nei dati delle passate osservazioni per vedere se riuscivano a trovare traccia dell’oggetto, battezzato con lo struggente nome GCRT J1745-3009. Niente da fare, ma da allora si sono visti altri due botti isolati: uno visto per metà (quando l’intensità stava già diminuendo) nel 2003 e un altro, allo stesso modo, nel 2004. Dato che non sempre i radiotelescopi sono puntati proprio verso quel tratto di cielo, non si può naturalmente escludere che ci siano stati altri botti mentre nessuno guardava. In particolare, sembra che per lo meno il botto del 2003 non faccia parte di una sequenza a intervalli di 77 minuti come gli altri.
Hyman, sia detto per inciso, non si è mai sognato di dichiarare che il segnale osservato «sembra possedere tutte le caratteristiche per essere equiparato a un’emissione effettuata in maniera intelligente». S. R. Kulkarni e E. Sterl Phinney, due astronomi del Caltech che commentano l’articolo su Nature, prevedono che prima o poi saranno osservati altri oggetti con caratteristiche simili, e già che ci sono li battezzano “burper”, oggetti che fanno i rutti. Se davvero è un’entità intelligente al centro della galassia, non è raffinatissima. Ma è difficile, in ogni caso, che stia davvero cercando di comunicare: l’informazione che si può convogliare con cinque grossi rutti, anche se a intervalli regolari, non è granché.

Resta da capire cos’è che, al centro della Galassia, ha bevuto tutto quel chinotto.
La risposta breve è che non si sa cosa sia, non ancora. Non esistono osservazioni di oggetti che abbiano un comportamento analogo. Poi, mancano alcune informazioni: la posizione della sorgente non è misurata con precisione, quindi non si può verificare se in quella posizione ci sia un oggetto visibile in altre frequenze; quindi, in particolare, non sappiamo quanto sia distante. Potrebbe essere vicino al centro della galassia e molto luminoso, oppure meno luminoso e più vicino, anche se per varie ragioni questa seconda ipotesi sembra meno probabile.

Come sempre succede, l’osservazione ha scatenato torme di astronomi che hanno cercato di capire cosa possa dare segnali fatti così. Le ipotesi generalmente prevedono un sistema che ruota molto velocemente, emettendo solo in una particolare direzione come un faro: la radiazione è visibile solo quando il fascio emesso è puntato verso di noi. Oggetti simili sono conosciuti come pulsar, ma di solito continuano a emettere impulsi in continuazione, non cinque in sequenza e poi basta. Per spiegare il particolare pattern bisogna immaginare situazioni più complicate: due pulsar che ruotano una intorno all’altra, o una pulsar che ruota con un moto di precessione come una trottola con l’asse non perfettamente verticale. Alcune di queste funzionano bene, altre meno. Staremo a vedere: a questo punto la letteratura che avevo stampato è finita, e direi anche la pazienza di chi legge. Non c’è per ora una risposta precisa, salvo forse che la digestione, al centro della Galassia, è una cosa seria.

Questo post un po' per appassionati partecipa al Carnevale della Fisica del 30 gennaio.

venerdì 18 dicembre 2009

Giacobbo e la fine del mondo - IV

Umpf, il prof. Sentimento Cuorcontento non riesce ad andare avanti con il maledetto libro, e questo liveblogging non finirà più.
Dopo appena un paio di pagine (siamo a pag. 42) mi imbatto in questo:
Sappiamo che il centro galattico emette continuamente una trasmissione di onde radio di vario tipo, che possiamo chiamare “raggi di informazione”: lo abbiamo visto all’inizio del nostro racconto […]
Ullallà! Davvero? Andiamo a vedere, doveva essermi sfuggito. Tocca tornare a pag. 14:
Il 18 ottobre del 2005 Scott Hyman, astronomo e professore di fisica presso lo Sweet Briar College, fa una sorprendente dichiarazione sulla rivista scientifica Nature: nel 2002, mentre analizzavano le onde radio a bassa frequenza raccolte dal telescopio Very Large Array di Socorro, nel New Mexico, ha rilevato, proprio al centro della nostra galassia, 5 emissioni radio ad alta energia e di uguale intensità, della durata di 10 minuti ciascuna, che apparivano ogni 77 minuti su un periodo di 7 ore, dal 30 settembre al 1 di ottobre.
Un segnale intermittente che sembra possedere tutte le caratteristiche per essere equiparato a un’emissione effettuata in maniera intelligente.
Scott Hyman lo definisce «un sordo brontolio al centro della galassia».
A questo punto mi sono davvero incuriosito e mi sono messo a indagare, il che ha disgraziamente preso un po’ di tempo. Per oggi vi racconto dove ho cercato, prossimamente vi racconto che cosa ha visto Hyman: è tutto vero, ma un po’ diverso da come lo racconta Giacobbo…

Naturalmente Giacobbo si guarda bene dal mettere uno straccio di bibliografia. O meglio, la bibliografia c’è ma è completamente inutile: ne parleremo quando ci arriverò (sta a pag. 191, se andiamo avanti di questo passo finisce prima il mondo).
Però almeno abbiamo un nome (Scott Hyman), una rivista seria (Nature) e una data (ottobre 2005), e per fortuna siamo nell’era del Web. Basta andare nella pagina di ricerca degli indici di Nature e mettere il nome dell’autore nell’apposito spazio. Il primo articolo non c’entra nulla (è sul trapianto di cuore nei topi, solo che ha tra gli autori “Scott H. Visovatti” e “Matthew C. Hyman”). Il secondo è quello che interessa a noi.
Scott D. Hyman, T. Joseph W. Lazio, Namir E. Kassim, Paul S. Ray, Craig B. Markwardt, Farhad Yusef-Zadeh “A powerful bursting radio source towards the Galactic Centre” Nature 434:50-52 (3 March 2005) doi:10.1038/nature03400 Letter

C’è anche un link alla pagina dell’articolo: c’è l’abstract, ma se uno non è abbonato alla rivista non può vedere il contenuto completo, a meno di non sganciare 32$ sonanti. Per fortuna l’INFN ha un abbonamento, quindi scarico, stampo e metto da parte. Se avete cliccato sul link, avrete notato che sulla destra, sotto il titolo “See also”, c’è un link “News and Views by Kulkarni & Phinney”.
News and Views è la sezione di Nature in cui si trovano, tra le altre cose, commenti e riassunti adatti a un pubblico (un po’) meno specialistico. In questo caso, due astronomi del Caltech raccontano e commentano l’articolo di Hyman et al.: magari ci capisco qualcosa anche io. Scarico, stampo e metto da parte anche questo.
S. R. Kulkarni & E. Sterl Phinney “Astronomy: Blasts from the radio heavens” Nature 434:28-29 (3 March 2005) doi:10.1038/434028a; Published online 2 March 2005
Una breve scorsa al paper di Nature mi rivela che l’oggetto in questione si chiama GCRT J1745-3009 (come sono poetici gli astronomi, eh?). Provo a questo punto, banalmente, con Google e sorpresa! C’è persino una pagina di Wikipedia, con altri riferimenti bibliografici, che mi risparmia di cercare ulteriormente articoli che citano quello di Nature: per il weekend ho abbastanza da leggere.

giovedì 10 dicembre 2009

Giacobbo e la fine del mondo - III

In trasferta Marino Laziale per un corso di Comunicazione e Divulgazione della Fisica, il prof. Sentimento Cuorcontento aveva per qualche giorno lasciato da parte la lettura del tomo.
Nel week-end, riprendendolo in mano per una piccola dose, ho attraversato incolume la Profezia dei Maya e il Sarcofago dell’Astronauta di Palenque: non si capisce bene cosa c'entri, ma parlando di Maya temo fosse inevitabile (non mi dite che non sapete di che si tratta: non ci credo).

Comincia a questo punto un promettente capitolo ricco di simpatici personaggi. La prima è tale Fiorella Capuano, fondatrice del Giardino di Pace di Ceglie Messapica (iniziativa probabilmente più che lodevole, ne sono certo, ma non è questo il punto). L’altro è José Argüelles, un mattacchione che Giacobbo gabella per «massimo conoscitore al mondo del popolo e della cultura maya». Per dire, Fiorella fa una distinzione tra “Maya storici” e “Maya galattici”: questi ultimi sarebbero arrivati sulla Terra da altri livelli di coscienza, qualunque cosa voglia dire, mentre

Il professor Argüelles, basandosi sui suoi decennali studi, sostiene che la razza umana abbia tentato tre volte di abitare il sistema solare: la prima volta a Maldek, pianeta che è stato poi smembrato nell’attuale cintura di asteroidi; la seconda su Marte e poi, quando anche sul pianeta rosso la vita non sarebbe stata più possibile, sulla Terra.

Ahi. Marte. Cattivo segno, finora abbiamo scampati i Templari ma ho paura che…

…lo sapevo, eccola lì in fondo a pag. 37. La famosa Faccia su Marte fotografata dal Viking nel 1977: non poteva mancare. Con i Maya ovviamente non c’entra una pigna, ma qui bisogna far vedere che tutti gli indizi puntano al 2012, non si può buttar via nulla.

Metto qui accanto la famosa foto: confrontatela con la foto ad altissima risoluzione scattate dal Mars Express che trovate sul sito dell'ESA: la struttra in questione è proprio al centro dell'immagine. Se volete i dettagli, ne ha parlato Phil Plait qui.

Per evitare danni permanenti, il prof. S.C. fa una pausa nella lettura. Stay tuned.

venerdì 27 novembre 2009

Giacobbo e la fine del mondo - II

Ieri il prof. Sentimento Cuorcontento si trovava a Bologna. Dopo cena, reduce da passatelli in brodo di cappone, trippa («esce coi fagioli, poidòpo la facciamo lezzermente gratinare, mi saprà dire») e mezza bottiglia di Grasparossa («mo’ guardi ben qui che cocacòla che fanno a Modena!») si sentiva sufficientemente protetto da poter proseguire un po’ nella lettura.

A guardarlo in televisione Giacobbo non fa lo stesso effetto. Le sparate si susseguono e non danno il tempo di meditare e di rendersi granché conto. Ma vederle scritte e poter seguire con calma un filo che per mancanza di un termine più appropriato chiameremo “logico” dà una sensazione di leggera vertigine. Sempreché, naturalmente, non fosse effetto del Lambrusco.

Arrivato a pag. 26 trovo qualcosa che non mi quadra e sobbalzo nello scomodo letto dell’albergo. Oddio, grosso modo ogni tre righe trovo qualcosa che non mi quadra: ma se dovessi sobbalzare ogni volta, nella stanza accanto si farebbero delle idee sbagliate.
I Maya raffiguravano i due calendari, lo Tzolkin e lo Haab, mediante due ruote dentate: la più piccola girava intorno alla più grande fino al momento in cui il primo giorno del calendario sacro corrispondeva al primo giorno dell’anno vago; questo momento si ripeteva una volta ogni 18.980 giorni, quindi ogni 52 anni.

Il prof. S.C. si ricorda di aver visto almeno due volte una simile raffigurazione: al Museo Regional de Antropología di Mérida, in Yucatan, e al Mystery Park di Interlaken (la figura qui accanto è presa da un volantino di quest’ultimo). Ora, c’è un problema: a quanto ne capisco, i Maya non usavano la ruota, né normale né tantomeno dentata a guisa d’ingranaggio. Sospetto fortemente che la raffigurazione del calendario Maya come una coppia di ruote dentate sia un’invenzione moderna. In effetti al Museo di Mérida era un disegno su un pannello che spiegava, appunto, la fissazione dei Maya per i calendari, mica un bassorilievo. Von Däniken piglia il disegno così com’è senza pensarci troppo su, e Giacobbo dietro. Mi farebbe piacere, se c’è un archeologo in ascolto, avere un parere autorevole: pur versato in ogni più recondita disciplina, il prof. S.C. tentenna un po’ in archeologia mesoamericana.

Comunque, Giacobbo non sta andando male: già trenta pagine e non ci sono ancora i Templari. Speriamo che duri.

lunedì 23 novembre 2009

Giacobbo e la fine del mondo - I

Nel weekend, per ragioni di documentazione, il prof. Sentimento Cuorcontento si è procurato l'ultima fatica di Roberto Giacobbo, quello di Voyager e, facendosi forza, ha cominciato a leggerlo.

Roberto Giacobbo 2012 la fine del mondo? Milano: Mondadori (2009)
Farò un liveblogging di questa operazione, anche se ci vorrà un po': sono solo all'inizio e lo prendo a piccole dosi, per non rischiare. Comincia coi Maya e naturalmente non possono mancare l'Astronauta di Palenque e supercazzole tipo la seguente:
Abbiamo detto che, come un raggio sottile, l'onda di informazione genetica codificata nelle particolari frequenze e qualità del pianeta prescelto si manifesterebbe in modo istantaneo e in tale maniera i Maya, navigatori galattici, potrebbero penetrare nei vari sistemi.
Non commento perché è al di là della pur profonda e poliedrica capacità di comprensione del prof. S.C.
Invece nel secondo capitolo sui Teschi di Cristallo si trova:
Nel 1992 Richard Dolmun, curatore della Smithsonian Institution di Washington, riceve un pacco postale anonimo: dentro vi trova un teschio di quarzo, dal colore bianco latte e del peso di venti chili.
Insieme al pacco c'è una lettera non firmata: «questo teschio di cristallo azteco, che a quanto pare faceva parte della collezione di Porfirio Diaz, è stato acquistato in Messico nel 1960. La offro alla Smithsonian senza chiedere nulla in cambio».
Mysterioso, no? Purtroppo però Giacobbo prosegue:
Sembra che subito dopo la donazione l'uomo della lettera si sia suicidato.
L'anonimo e ignoto mittente si è suicidato. Giacobbo lo sa: gliel'ha detto suocuggino.