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venerdì 7 dicembre 2012

Da non perdere

Un nuovo, importante contributo culturale del prof. Sentimento Cuorcontento è appena uscito su una autorevole rivista. I Grandi Gialli di Stop - Speciale Misteri ospita infatti, da pag. 4 a pag. 7, una lunga intervista in cui pontifico inesorabilmente sul 2012, sui Maya e sulla fine del mondo (argomenti sui quali spero di non dover più ritornare troppe volte, che il mondo finisca o no tra due settimane).

Sullo stesso numero ci sono anche Armando, Marco, Lorenzo e Massimo, mescolati in mezzo a un prodigioso zuppone di streghe, complottisti, vampiri, nazisti, stigmatizzati, alieni, esorcisti e cacciatori di fantasmi. L'effetto complessivo è un po' pulp ma non spiacevole, per gli amanti del genere. E poi costa meno di due euro.

L'unico cruccio è che l'Abilitazione Scientifica Nazionale sia già passata: non sarebbe stato molto meno presentabile di altre riviste ammesse alla valutazione. Chissà che effetto avrebbe avuto sul mio H-index.

martedì 20 novembre 2012

Potevo farlo anch'io

Recentemente il prof. S.C. si è spostato di stanza nei sottoscala dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e si è reso conto della impellente necessità di un ampio portapenne per la sua nuova scrivania.
Si è quindi lasciato ispirare dalla recente lettura di un libro un po’ scemo sull’arte contemporanea, in cui un autorevole critico e curatore dice alcune banalità sull’arte e sulla contemporaneità e poi procede a farci conoscere i suoi gusti in materia.
Per dire, Duchamp un grande classico, OK Maurizio Cattelan e Lucio Fontana, figo ma un po’ caro Jackson Pollock, bene Andy Warhol, meno Keith Haring (credo); grandissimi Lucian Freud e Francis Bacon, Damien Hirst non si sa ancora. Ce l'ha su, non ho capito bene perchè, con l’Arte Povera di Michelangelo Pistoletto e peggio ancora la Transavanguardia, tremendi Botero e Guttuso, e via così ancora per un po’. Insomma, forse sto esagerando perchè è un buon bigino per fare gli splendidi con gli amici, a leggerlo mi sono divertito e ho anche scoperto la sorprendente esistenza di Andrea Fraser (mi par di capire che l’autore la disapprovi).
Francesco Bonami, Lo potevo fare anch'io. Perchè l'arte contemporanea è davvero arte. Milano: Mondadori (2007). 
Forte di cotanta ispirazione mi sono messo all'opera e ho prodotto il pregevole oggetto di design che potete vedere nella foto qui in fondo. Il più puro stile eclettico, che dai ready-made di Duchamp strizza l'occhio proprio al bistrattato movimento dell’Arte Povera, citando poi esplicitamente la Pop Art americana degli anni Sessanta. E la forma segue la funzione, dato che si riconoscono chiaramente gli influssi dell’ultimo Bauhaus di Mies van der Rohe: il cilindro più interno sorregge gli oggetti inseriti in quello esterno, permettendo di sfruttare appieno l'uso di uno spazio un tempo funzionale alla conservazione delle acciughe e ora recuperato alla modernità.

SENTIMENTO CUORCONTENTO, AcciugAndy, 2012, tecnica mista (arbanella d'acciughe, latta di minestra e resina epossidica), Torino, collezione privata.






martedì 13 novembre 2012

Atlantide nel mare dei testi

Proprio ieri il prof. Sentimento Cuorcontento ha mandato la sua rubrica per il prossimo numero di Query, con solo pochi giorni di ritardo sulla scadenza (non succedeva da un po'). Sentendomi perciò virtuoso, faccio ammenda e vi segnalo un libro che l'autore mi ha fatto la cortesia di mandarmi a luglio, non sono passati neanche quattro mesi...

Andrea Albini, storico collaboratore del CICAP, scrivi bei libri. Non sono libri facili, né troppo leggeri, ma sono libri seri, documentati, utili. Se ricordate, ne abbiamo già parlato due volte: Oroscopi e cannocchiali, sul difficile rapporto tra Galileo e l'astrologia e poi L'autunno dell'astrologia. In entrambi i casi, libri di cui si sentiva la mancanza, su argomenti (specialmente il primo) ricorrenti ma su cui mancava una trattazione organica.

Anche questa volta si parla di un mito che viene da lontano, e anche questa volta Albini ha confezionato un bel libro.  Atlantide nel mare dei testi è un tomo di 450 pagine con una bibliografia come si deve che ne occupa quindici e persino il lusso di un indice dei nomi; resterà un manuale di riferimento per chiunque voglia affrontare in modo critico il mito del continente scomparso, senza scadere nel banale debunking. C'è tutto dentro, da Platone ai videogiochi passando per l'Atlantide simbolica degli occultisti, ma la parte più divertente (secondo l'augusto parere del prof. S.C.) è la collezione di tentativi più o meno (spesso meno) seriamente scientifici per collocare l'illusoria Atlantide storica nei luoghi più disparati, dalla tradizionale Santorini all'Antartide, che tuttavia non sono stati privi di qualche funzione:
Nell'evoluzione del tema di Atlantide che lo ha fatto diventare un argometno oggi noto a tutti partendo da una storia inserita in un discorso filosofico, un ruolo importante è stato ricoperto dalla scienza, e dalla speranza che essa riuscisse a dire qualcosa di più sulla reale esistenza e sulla collocazione dell'isola-continente di Platone. [...] Ne consegue che l'apporto più significativo e produttivo che la scienza ha dato al tema di Atlantide è essenzialmente di stimolo letterario [...].

Attenzione solo che Italian University Press è una casa editrice piccola e il libro non si trova facilmente in libreria. Forse la cosa più semplice è ordinarlo su Prometeo.

Andrea Albini, Atlantide nel mare dei testi. Genova: Italian University Press (2012)

lunedì 17 ottobre 2011

Pontificazioni online

Dicevamo la settimana scorsa che avrei partecipato a un paio di trasmissioni; ecco i link per riascoltare con tutta calma le pontificazioni del prof. S.C.

Per chi mercoledì scorso alle dieci del mattino aveva da lavorare e inesplicabilmente non era stravaccato sul divano a guardare Class TV, ecco la puntata di Primo Tempo sul sito del CICAP-Lombardia. In studio il semiologo Ugo Volli, Luca Boschin di vialattea.net, due malcapitate astrologhe professioniste e yours truly.

Le due puntate (martedì e mercoledì sera) di MrKilowatt su Radio24; la prima sull'E-Cat di Andrea Rossi, la seconda più in generale sulla storia della fusione fredda.

giovedì 29 settembre 2011

Chi è il il signor Paralavecchia?

È uscito il nuovo numero di Ratman, la surreale creatura di Leo Ortolani.
Chi segue questo ormai fatiscente blog, si ricorderà che il prof. S.C. ha occasionalmente partecipato a qualche puntata di Voyager (eh, sì, se l'altro ieri avete visto la puntata con il segmento sui cerchi nel grano quello ero proprio io in una performance d'annata).


Ecco, l'albo apre con quattro tavole di cui vedete qui sopra la prima striscia. La storia prosegue poi con inquietanti interrogativi: che fine ha fatto il signor Paralavecchia? Perché non risponde al telefono? E chi è l'inquietante signor Frangipeti, che sembra ora essere il nuovo intestatario del numero di Paralavecchia? Sarà forse un templare?

Domande che non avranno risposta, come d'altronde succede sempre a Voyager: come è costumanza di Ortolani questa è una storia nella storia, e a pagina 5 l'albo prosegue su tutt'altro tono.
Sarà pure un modo di riciclare battute e trovate che non riesce a piazzare altrimenti (e questo numero è tutto fatto così), ma insomma è divertente.


Nota: metto solo la prima striscia per non rischiare di violare le leggi sul copyright, che come tutto ciò che ha a che fare con leggi e burocrazia sono oscure per l'altrimenti penetrante intelletto del prof. S.C.
D'altronde ci tengo a sottolineare che la striscia sopra riportata è un brano o parte d'opera riprodotto a scopo di critica o di discussione, ai sensi dell'art. 70 legge 22 aprile 1941 n. 633 successivamente modificata dal d.l. n. 68 del 9 aprile 2003. E vediamo se mi trovano da dire.

domenica 12 giugno 2011

Buon compleanno

 Sabato scorso Queryonline, la sua versione web di Query, ha compiuto un anno.

Avevamo discusso un sacco sul titolo da dare al nuovo progetto. Progetto, e non rivista, perchè era chiaro fin da subito che avrebbe dovuto avere una doppia natura, di carta e di bit, e che avremmo dovuto lavorare non solo sul contenitore ma anche sul messaggio e sul modo di presentarlo.
E poi le idee per il logo: qui a sinistra vedete la primissima versione dell'idea finale (fatta, se non ricordo male, dallo stesso prof. S.C.), più in basso quella definitiva fatta da Stefano Grande (si vede la differenza, eh?).

I (pochi, spero) che ancora hanno dubbi sull'uso di un titolo in inglese si consolino con un paio di alternative, non tutte serie, che erano circolate nel brainstorming:
  • Quirk 
  • La Gazzetta della Ragione
  • Athena Noesis
  • CI CAPiamo
  • L'indagatore scientifico
  • Il controllore 
Ecco, ringraziate per Query: di nuovo se non ricordo male era venuto in mente alla divagatrice, che infatti adesso dirige Queryonline con pugno di ferro. Anche Quirk era una sua idea (qualcuno di noi aveva appena letto Quirkology di Wiseman), ma doveva servire più come minaccia per il direttore che come proposta seria. Tra l'altro, il mio Webster dice che si può pronunciare sia quèry (come facciamo quasi tutti) che quìry (come insiste Massimo).

Buon compleanno Quìry!

mercoledì 1 giugno 2011

Elegantemente detto

...a questo punto mi dichiaro sconfitto e cerco rifugio nel bisbigliare un utile verso di Schiller.
Elegantemente detto, no?

Sul blog del prof. S.C. non si fanno recensioni vere e proprie (quelle che ci sono sono riciclate), ma ogni occasione è buona per parlare di libri. La citazione che vedete qui sopra è tratta da un libretto celebre ma che quasi nessuno, credo, ha letto davvero: Le due culture dello scrittore ed ex-fisico inglese C. P. Snow.
Charles P. Snow, The Two Cultures and a Second Look. Cambridge University Press (1963). L'edizione di cui stiamo parlando è Le due culture, a cura di Alessandro Lanni, Venezia: Marsilio (2005)
Non offenderò la cultura dei miei lettori dicendo di quale verso si tratta (il saccente prof. S.C. ha indovinato senza andare a vedere la nota che Snow, un po' snob anche lui, premurosamente fornisce in tedesco).

Venendo al libro, che mi è capitato in mano l'altro giorno e ho finalmente letto, si capisce perchè pochi hanno seguito il mio fulgido esempio: uscito nel 1959, è ormai datato e per dirla tutta non era particolarmente profondo neanche allora. Come lo stesso Snow ammette, l'idea di un problema nella dicotomia tra cultura umanistica e cultura scientifica era nell'aria: il suo merito è principalmente quello di avere rotto il ghiaccio, suscitando un bel vespaio.

In Le due culture: successive considerazioni del 1963 (incluso in tutte le edizioni successive) Snow fa notare come lo stesso titolo abbia suscitato un vivace dibattito:
Fin dall'inizio l'espressione "le due culture" ha suscitato qualche protesta. Sono state mosse obiezioni sulla parola "cultura"o "culture"; altre obiezioni sono state sollevate, con ragioni molto più sostanziali, per quanto concerne il numero due. Nessuno, mi pare, ha ancora avuto da ridire sull'articolo determinativo.
L'edizione che ho io, pubblicata da Reset nel 2005 in occasione del centenario della nascita di Snow, è corredata di tre saggi di Giulio Giorello (condivisibile), Giuseppe O. Longo (con cui non sono d'accordo) e Piergiorgio Odifreddi (che come al solito gigioneggia a partire dal titolo, La guerra dei due mondi) che provano a guardare il testo dal punto di vista del 2005.
Per provare a suscitare un po' di vespaio anche io, ecco un minimo estratto del saggio di Longo (lo so, è fuori contesto), sentiamo che ne pensate:
Ci è stato detto che il 30% degli Europei ritiene che il sole giri intorno alla terra, e abbiamo gridato allo scandalo. Ma dov'è lo scandalo? Al barbiere e al camionista non importa nulla chi abbia ragione, se Tolomeo o Copernico. A ciascuno di noi è consentito avere molte nozioni sbagliate, purché possegga corrette quelle essenziali per la sua vita.

lunedì 30 maggio 2011

L'autunno dell'astrologia

È finalmente uscita sul numero 5 di Query, in arrivo agli abbonati in questi giorni, la recensione del nuovo libro di Andrea Albini, di cui avevamo parlato qui. Sfidando gli strali del Direttore, eccone qui sotto una versione leggermente adattata per tutti i fan del prof. Sentimento Cuorcontento.
Andrea Albini, L'autunno dell'astrologia. Il declino scientifico del discorso sulle stelle da Copernico ai giorni nostri Roma: Odradek (2010)

Dopo Oroscopi e cannocchiali, Albini ritorna sul tema del difficile rapporto tra astrologia e pensiero scientifico, questa volta seguendone il cammino a cavallo della nascita della scienza moderna, attraverso l’illuminismo e fino ai nostri giorni: un utile strumento per evitare le eccessive schematizzazioni e semplificazioni con cui i critici dell’astrologia rischiano di trattare un percorso storico che è stato in realtà lungo e complesso. Come suggerisce il sottotitolo, questa non è una storia dell’astrologia ma un saggio su come questa si sia trasformata da un componente integrante della pratica medica e astronomica via via fino a qualcosa di sempre meno definibile, che al giorno d’oggi mescola pretese pseudoscientifiche a argomentazioni psicanalitiche e riflessioni filosofiche a volte un po’ più rispettabili.

Gli snodi fondamentali del percorso di Albini sono il punto di partenza e il punto di arrivo: la crisi dell’astrologia con l’avvento del pensiero scientifico e del metodo sperimentale e il progressivo affermarsi di un dualismo tra un’astrologia “popolare”, in fondo non molto diversa da quella degli almanacchi già ai tempi di Galileo, e un’astrologia “colta” che ruota intorno a interpretazioni simboliche e psicologiche e che, per lo meno quando è onesta, non ha più alcuna pretesa di scientificità e predittività.

Il discorso prende l’avvio da due padri fondatori dell’astronomia come Copernico e, in particolare, Keplero. La crisi era cominciata e, come scrive Albini, Keplero «fu l’ultimo grande astronomo e matematico a credere che l’astrologia potesse avere una base reale e potesse essere in qualche modo salvata, sia pure in una forma molto diversa e ridimensionata rispetto a quella tradizionale». È interessante notare come Keplero, nel tentativo di salvare le idee astrologiche che erano parte del suo modo di pensare, inaugurasse il dualismo che vediamo ancora oggi: le profezie popolari erano «orribili superstizioni» ma un’astrologia in qualche modo “riformata” era degna di attenzione e riflessione.

Dopo Galileo la crisi è completa. I tentativi di un’astrologia “sperimentale” ed empiricamente corroborata, da Francis Bacon in poi, fallirono scontrandosi con l’impossibilità di dimostrare qualunque influenza planetaria, e nei capitoli successivi Albini segue l’evoluzione di un’astrologia ormai completamente staccata dal pensiero scientifico attraverso l’enciclopedismo, le mode rosacrociane e gli strali dei polemisti come Jonathan Swift contro gli astrologi praticanti. In una delle appendici Albini riporta per esempio L’astrologia convinta di falso di Geminiano Montanari, un libello uscito nel 1685 e mai ripubblicato, in cui l’astronomo rivela la burla giocata compilando per anni il Frugnolo degl’Influssi del Gran Cacciatore di Lagoscuro, un autorevole almanacco zeppo di previsioni completamente inventate.

L’ultimo capitolo affronta il difficile problema dell’astrologia nel mondo contemporaneo, la nascita dell’astrologia “giornalistica” in Inghilterra tra XIX e XX secolo, le mode occultiste, poi il passaggio dall’occultismo allo “psicologismo” che dopo Jung pervade molta dell’astrologia più pretenziosa. A questo punto la scienza (e forse la cultura in senso più ampio) non ha più un discorso “di” astrologia ma un discorso “sull” astrologia, per discuterne la ricchezza simbolica o la funzione sociale. La conclusione di Albini è condivisibile:
La capacità di sopravvivenza [dell’astrologia] dipende molto dalla sua capacità di adattamento alle mode, ai “discorsi dominanti” e alla prassi del momento.
Chiude il volume una nota di Giorgio Galli, di cui sinceramente non si sarebbe sentita la mancanza. Il politologo ribadisce la sua nota posizione secondo la quale «l’approccio astrologico, visto come pura superstizione, [è] stato considerato con troppo disprezzo» dagli scienziati contemporanei e in particolare dal CICAP, tentando di argomentare senza troppo successo (forse a causa del limitato spazio a disposizione) come la scienza dovrebbe ancora in qualche modo riflettere sull’astrologia.

sabato 30 aprile 2011

Giuliano Toraldo di Francia (1916-2011)

Anche Giuliano Toraldo di Francia ci ha lasciato, alla bella età di 95 anni. Trovate un ricordo più formale di Silvano su Queryonline; il prof. S.C. vuole ricordarlo ringraziandolo non per i cruciali contributi alla fisica o alla diffusione della cultura scientifica, ma per una frase che da anni sta in una slide delle nostre conferenze, quella che vedete qui accanto (nella versione presentata a ComunicareFisica 2010, ne abbiamo parlato qui).
Toraldo di Francia, G. “Errori e miti nel concetto comune di scienza”, in Aa. Vv., Pensiero scientifico e pensiero filosofico, Padova: Muzzio (1993)
È il concetto che sta al centro del nostro libro, e naturalmente compare proprio nella conclusione:
Giuliano Toraldo di Francia, un fisico che ha riflettuto molto anche sui fondamenti filosofici della scienza e sul suo rapporto con la società, ha una volta scritto che «un vero scienziato accetta qualsiasi fenomeno, anche se inspiegato, purché sia accertato». Fox Mulder, invece, dice a Dana Scully in X-Files «tu non credi a nulla che non sia nella tua enciclopedia scientifica». [...] Arrivati alla fine di questo libro, avrete ormai capito che la scienza è un metodo e non un’enciclopedia di fatti e spiegazioni.
Quindi Toraldo di Francia ha ragione, e Mulder accusa Scully ingiustamente (o Scully non è una buona scienziata).  [...]
L’Universo è pieno di misteri, e di mysteri. Come dicevano quelli di X-Files, la verità è là fuori.

martedì 19 aprile 2011

Enrico Bellone (1938-2011)

Grazie a una singolare e quasi inquietante coincidenza, il supplemento domenicale del Sole 24ore del 17 aprile dedica la copertina a un argomento di cui si era occupato anche un pilastro della divulgazione scientifica italiana, Enrico Bellone, ordinario di Storia della Scienza all’Università di Milano ma soprattutto storico direttore di Le Scienze, scomparso proprio sabato 16 aprile.
Il titolo dello speciale, L’Italia della scienza negata, è quasi lo stesso di uno degli ultimi libri di Bellone.
Enrico Bellone, La scienza negata. Il caso italiano. Torino: Codice (2005)
Il libro, a suo tempo abbastanza discusso, è un collage di due parti: nella prima parte, “Cronaca di un disastro programmato”, Bellone ripercorre brevemente il declino della cultura scientifica in Italia dall’inizio del secolo a oggi.
Nella seconda, ben più corposa, Bellone cerca di andare al nocciolo della questione: il perché di questo crollo di dignità della cultura scientifica. Non cercate di leggerlo alla sera prima di dormire, Bellone non sta cercando di semplificare troppo per rendere la vita facile al lettore. I capitoli hanno titoli come “La matematica coercitiva e gli ingegni minuti”, “Le linee isoemozionali, il niente e la techne” o “San Galileo, l’homo demens e i numeri come delinquenza”. Lo avevo letto quando era uscito, qualche anno fa, e non mi era piaciuto un gran che. Domenica l’ho ripreso in mano e, dopo qualche anno di riflessione e letture, la nascita di questo blog, un libro e ore di discussione su questi temi il prof. S.C. è costretto ad ammettere che, forse, non l’aveva capito. Non è un libro per principianti, lo sto rileggendo e magari ne riparliamo.

Nel frattempo, se riuscite a procurarvi una copia del Sole 24Ore di domenica, o avete voglia di leggere gli articoli online qui, scoprirete che in questi giorni cade il centenario di quella che secondo molti fu la condanna a morte della cultura scientifica in Italia: il Congresso della Società Filosofica Italiana a Bologna, nell’aprile del 1911. In quei mesi si combatteva una vera e propria guerra tra le idee del matematico Federigo Enriques e l’idealismo di Benedetto Croce e Giovanni Gentile, che si conclusero con la sconfitta (e il disonore) del primo. Ne parlano Armando Massarenti, Umberto Bottazzini e Gilberto Corbellini (i link sui nomi puntano ai rispettivi articoli). Una lettura istruttiva: è rara una presa di posizione così netta sulla vicenda, in cui il disprezzo aggressivo (e disastroso) di Croce per la scienza è mostrato senza tanti patemi d’animo:
Ma fu proprio quel tono sprezzante e liquidatorio a inasprirsi durante la disputa e a segnare la sconfitta di Enriques. Gli fu dato platealmente dell'incompetente. E non solo in campo filosofico. Fu invitato, in maniera insultante, a parlare solo della sua materia, cioè di matematica, un sapere non per veri filosofi ma per quegli «ingegni minuti» che sarebbero appunto gli scienziati.
In Italia, il problema delle “due culture” spariva: una cosa è la scienza, altra è la Cultura; ne vediamo chiaramente le conseguenze ancora adesso. Scommettiamo che domenica prossima ci sarà la lettera di qualcuno che, non avendo capito un tubo, procede alla obbligatoria difesa del Liceo Classico?

mercoledì 9 febbraio 2011

L'astrologo scettico

L'estroso signore qui a sinistra è Geoffrey Dean, australiano, il decano degli studi critici sull'astrologia. Ha, sull'astrologia, idee molto simili a quelle del prof. Sentimento Cuorcontento, e soprattutto condivide l'idea che di questi argomenti si possa approfittare per parlare di scienza, come cerchiamo di fare qui (e su Query, Queryonline, nelle mostre, nelle conferenze, nel Libro, insomma se leggete da un po' questo blog ormai l'avete capito, se no date un'occhiata qui e nei post successivi).

Un paio di anni fa con Andrea Ferrero avevamo intervistato Dean per Scienza&Paranormale, la rivista del CICAP che ha preceduto Query. La versione dell'intervista uscita su S&P era tagliata per ragioni di spazio, e oggi abbiamo ripubblicato sul sito del CICAP la versione integrale, in occasione di un articolo su Queryonline che discute sullo stesso argomento.
Proviamo a criticare gli scettici invece degli astrologi, tanto per cambiare.

Ho letto molte critiche dell’astrologia. Nella maggior parte dei casi non erano al corrente dell’estensione della ricerca, per cui tentevano ad affidarsi a vecchie argomentazioni come la precessione degli equinozi che sposta i segni dalle loro posizioni originarie. Ma argomentazioni vecchie hanno vecchi problemi; per esempio, se gli scettici che parlano della precessione avessero familiarità con i manuali astrologici, saprebbero che la precessione è irrilevante. In questo modo gli scettici diventano bersagli troppo facili per il fuoco degli astrologi. Gli scettici tendono anche a essere negativi, trattando tutti gli astrologi ed i loro clienti come se fossero stupidi e creduloni. Ma la stupidità e la creduloneria hanno molta meno importanza, se pure ne hanno, delle normali caratteristiche umane che tutti condividiamo, come essere sviati dai persuasori occulti.
Andatevi a leggere anche il resto qui, che è interessante.

lunedì 31 gennaio 2011

Il ritorno della fusione fredda

Si è fatto un gran parlare in questo giorni della dimostrazione di un reattore che produce energia per fusione nucleare a temperatura ambiente, la famosa fusione fredda di cui si parla dalla fine degli anni Ottanta e mai dimostrata davvero.

Il prof. S.C. ha fatto una chiacchierata con Paolo Capiluppi che era presente all'evento, si è letto un po' di documentazione e ne ha parlato su Queryonline: lo trovate qui.

sabato 29 gennaio 2011

Buona domanda

Le popolazioni primordiali vivevano in condizioni di assoluta precarietà, per la ricerca del cibo, per la sicurezza personale, per la difesa comune, per il raccolto dei campi... Esse non possedevano notizie o certezze che permettessero la progettazione o la previsione degli accadimenti importanti per la loro vita. Gli astri, il loro movimento e i fenomeni celesti hanno rappresentato la certezza prevedibile, la sensazione di rappresentare un tutt'uno con l'universo. Credere negli astri e affidare a loro il proprio destino comporta una conseguenza pericolosa: il fatalismo e l'incapacità di poter cambiare il cammino degli eventi. L'astrologia ha potuto quindi rallentare il cammino dell'evoluzione dell'uomo?
Buona domanda, eh?
La risposta a questa e altre nell'intervista di Lidia Santoro al prof. Sentimento Cuorcontento, online da ieri sulla webzine delle Edizioni Hevelius di Benevento.

martedì 18 gennaio 2011

To motivate these lengths that were not gone to

Il prof. Sentimento Cuorcontento ha appena finito di leggere The Atlantis Syndrome, il bel libro di Paul Jordan che sbertuccia gli archeologi improvvisati sempre alla ricerca di Atlantide: non solo quella di Platone, ma in generale l'idea che sia esistita una qualche superciviltà antica, magari di provenienza extraterrestre, di cui sono rimaste solo poche e sparse tracce. Il libro è ben documentato, interessante e divertente, e Jordan è spiritoso, tutto bene. Solo, uno è abituato a leggere in inglese periodi brevi e cristallini, mentre qui (complice forse il fatto che Jordan, secondo le note biografiche su Amazon, vive in Spagna) spunta di tanto in tanto un periodare barocco che, senza le concordanze tra verbo e soggetto a dare una mano, fa fare un po' di fatica al lettore non madrelingua (non che il prof. S.C., fluente in molte lingue, abbia avuto difficoltà: ve lo dico solo come avvertimento).
Mentre leggete, respirate dove ho inserito l'asterisco o rischiate la sincope anossica.
None of these things is an established fact, and all are open to terminally grave doubts. These lengths were not gone to, and there was nothing to go to them for —­ because no knowledge of vital importance to mankind (precession and cyclical catastrophe, not necessarily related, would seem to be the knowedge in question) has been demonstrated to have actually existed in the remote past to motivate these lengths that were not gone to. * In reality, a tissue of mere speculations, often no better than unoccasioned questions, has been concocted in the interests of a psychological disposition to believe in a unique original inspiration of mankind, a hidden transmission of wisdom and knowledge through a secret priesthood, a system of cosmically ordained catastrophes, a gloomy vision of glacial or cometary or gravitational disaster soon to revisit us (just around the corner in fact), a promise of meaning to life and renewal beyond death.
Intendiamoci, il libro è bello e consigliato. Però scordatevi di leggerlo a letto dopo aver mangiato la trippa, ecco. 
Paul Jordan, The Atlantis Syndrome. Phoenix Mill: Sutton (2001)

sabato 15 gennaio 2011

L'autunno dell'astrologia

Mi è finalmente arrivato il nuovo libro di Andrea Albini L'autunno dell'astrologia. È un seguito ideale di Oroscopi e Cannocchiali, il libro sul conflittuale rapporto tra Galileo e l'astrologia che il prof. Sentimento Cuorcontento ha recensito a suo tempo. Ho promesso di recensire anche questo per Query, ma prima devo leggerlo.

A proposito di astrologia, intanto, a sentire il Corriere della Sera, nientepopodimeno, gli scienziati hanno scoperto un nuovo fenomeno che spariglia le carte a tutti gli astrologi: nientepopodimenochè la precessione degli equinozi. Lo so , sono due «nientepopodimeno» in due righe, ma mi predonerete il piccolo eccesso. Ipparco (e, magari, qualche astronomo più antico di cui si è persa la memoria) si sbellicano dalle risate. Non sto a raccontarvi tutto, sta seguendo la storia Little Skeptic.
Andrea Albini, L'autunno dell'astrologia. Il declino scientifico del discorso sulle stelle da Copernico ai giorni nostri Roma: Odradek (2010)

giovedì 25 novembre 2010

Appuntamento a Milano

Per chi c'è, dunque, appuntamento domani alle 18.00 alla Libreria del Corso in corso Buenos Aires 39 a Milano; ci saranno pure la divagatrice e Massimo.

Andrea invece mi dice che la sua intervista  andrà in onda nel programma Nero su bianco di Alessandra Casella su Sky Arturo questa domenica alle 21.00.

Segnalo anche qualche nuova recensione:

Mariano sul suo blog ci fa così tanti complimenti (meritati, sia ben chiaro) che temo la gente legga il libro e poi ci chieda i soldi indietro:
I tre autori, infatti, offrono - in maniera cristallina e pressoché definitiva - lo stato dell'arte dello scetticismo moderno, che dimostra una totale consapevolezza dei propri limiti intrinsechi. 
 Paolo Attivissimo sul Disinformatico:
È una guida scorrevole ed efficace ai metodi per indagare seriamente i misteri veri o presunti usando l'unica arma a disposizione dello studioso che non vuole farsi gabbare: il raziocinio, specificamente nella forma del metodo scientifico.
 Però, 'sto libro. Quasi quasi lo leggo.

venerdì 19 novembre 2010

Recensioni e appuntamenti UPDATED 26/11

Dopo quella di Massimo, cominciano a comparire qui e là per la blogosfera e regioni limitrofe recensioni e segnalazioni dell'ormai familiare libro, che voglio sperare abbiate ormai comprato tutti. Leggetelo con attenzione, che il prof. Sentimento Cuorcontento poi interroga.

Una segnalazione di Alice Della Puppa su Gravità Zero:
Un bel libro, dalla lettura agile che ci permette anche di sorridere.
Peppe Liberti, sul suo Rangle, ha una recensione più lunga. Come nelle migliori recensioni, parla sì del libro ma non soltanto:
La conoscenza del metodo viaggia con quella del merito delle questioni e con la conoscenza degli uomini che le hanno poste, dei luoghi dove sono state generate. Il racconto della Scienza non può lasciar fuori nulla, deve riannodare le reti che hanno prodotto l'evoluzione del pensiero scientifico e farlo in un linguaggio che non ne ignori l'alfabeto.
Su FriendFeed (che il prof. S.C. frequenta poco) ne parla Isola Virtuale:
Se un vostro amico o parente è affetto da Giacobbismo e Voyagerismo acuto. Se spalanca gli occhi, soffre di eccessiva sudorazione o secchezza delle fauci quando sente la parola "Mystero", questo è il regalo giusto per lui a Natale: "Sulla scena del Mistero" di S.Bagnasco, A.Ferrero e B.Mautino. E non aspettatevi che sia Babbo Natale a portarglielo.
Intanto, cominciano gli appuntamenti per ascoltare qualche pontificazione sul libro dalla viva voce del prof. S.C. e dei suoi sodali.

Il prof. e la divagatrice saranno, con Massimo Polidoro, alla Libreria del Corso di corso Buenos Aires 49 a Milano, venerdì 26 novembre alle 18.00.

Un'altra presentazione sarà al Circolo Amici della Magia di via Santa Chiara a Torino, Venerdì 3 dicembre. L'ingresso è però riservato ai soci; forse potete provare a travestirvi con marsina, tuba e mantello come Mandrake o il Mago Afono, ma non so se vi faranno entrare.

Sempre il prof. e (credo) la divagatrice presenteranno il libro al Noir Film Festival di Courmayeur, sabato 11 dicembre, nel programma di MiniNoir.

Andrea, l'ingegnere, oggi è a Roma a registrare qualcosa per Sky TV. Appena scopriamo quando va in onda, aggiorno il post.

UPDATE 26/11:
In realtà mi hanno poi detto che l'evento al Circolo Amici della Magia non è riservato come avevo capito, ma aperto al pubblico. Non avrete bisogno di indossare tuba e mantellina, ma se avete la serata libera fate un salto, il circolo è un posto a cui vale la pena dare un'occhiata.

Andrea invece mi dice che la sua intervista andrà in onda nel programma Nero su bianco di Alessandra Casella su Sky Arturo questa domenica (28 novembre) alle 21.00.

lunedì 8 novembre 2010

La prima recensione


Ho come l'impressione di avervene già parlato, ma è uscito da circa una settimana un libro che può valere la pena leggere. Ecco la prima recensione, di Massimo Polidoro:
Salutiamo con piacere l’arrivo di questa opera prima del trio Bagnasco, Ferrero e Mautino, colonne portanti del CICAP, che con il loro caratteristico humour, unito al rigore scientifico che li contraddistingue (incredibile come riescano a coniugare benissimo Indiana Jones e Popper!), ci regalano una vera e propria guida pratico-teorica per indagatori di misteri.
Potete trovare il seguito su Queryonline, poi precipitatevi in libreria.

giovedì 4 novembre 2010

Il punto cruciale

Qualche giorno fa, come ricorderete, il prof. Sentimento Cuorcontento aveva interrogato i suoi fedeli lettori. Quale, tra una piccola lista di strumenti facilmente acquistabili presso un rivenditore specializzato, era quello irrinunciabile e indispensabile a ogni investigatore del mystero?

Le risposte sono state svariate (incluso il ragionevole suggerimento di usare alcune bottiglie di Barbaresco per stimolare le manifestazioni mysteriose, ho fatto degli esperimenti lo scorso weekend e in effetti può funzionare), ma nessuno ha azzeccato quella giusta. Qual è?

Per scoprirlo dobbiamo aprire un interessante libro di cui forse vi ho già accennato, uscito in libreria proprio due giorni fa; affrettatevi, pare stia andando a ruba.
Stefano Bagnasco, Andrea Ferrero e Beatrice Mautino, Sulla scena del mistero. Guida scientifica all’indagine dei fenomeni inspiegabili, Milano: Sironi (2010).
Vediamo cosa si trova a pag. 61:
Non vi porterete tutti gli strumenti su cui riuscirete a mettere le mani, ma solo quelli necessari per controllare le ipotesi che avete fatto. Per esempio, il contatore Geiger no, a meno che per qualche ragione la vostra ipotesi implichi in qualche modo una sorgente radioattiva.
Potete però essere sicuri che il contatore Geiger sarà nelle mani dell’indagatore della domenica, il quale si distingue proprio per la tendenza a prendere in considerazione contemporaneamente ogni ipotesi, anche le più strampalate, senza di fatto metterne alla prova nessuna. L’indagatore della domenica misurerà un po’ il livello delle radiazioni, poi si occuperà delle energie sottili usando un dispositivo costruito da suo cugino nel garage che, alla bisogna, può servire anche a far partire l’auto in panne; raccoglierà campioni a casaccio e farà domande a chiunque si aggiri per il campo chiedendo colore e modello dell’astronave che è atterrata lì la sera prima.
Aha! Insomma, la risposta giusta è che nessuno strumento è sempre indispensabile. Di volta in volta bisogna procurarsi quello necessario a mettere alla prova la nostra ipotesi di lavoro, tutto il resto vi fa solo sembrare Totò quando scende dal treno a Milano. Il punto cruciale del metodo scientifico e, tutto sommato, del libro è proprio verificare le ipotesi, che distingue l'investigatore scientifico da quello della domenica (o, nel caso di Giacobbo, del mercoledì sera). Le cose come Voyager son zeppe di ipotesi fino a traboccare, ma fateci caso: mai che si provi a verificarne una, hai visto mai che il mystero non è più mysterioso.

Ora, il prof. S.C. è notoriamente saccente, ma si rende conto che questo trucchetto della domanda senza la risposta giusta è un po' troppo cheap; ha quindi deciso di ricorrere a un diabolico stratagemma. Il nostro amico Sergio della Sala cita sull'ultimo “Almanacco di Scienza” di MicroMega uno studio nel quale gli autori
...hanno dimostrato come la semplice aggiunta di un'immagine irrilevante del cervello renda un argomento più accettabile, e le persone lo ritengano più plausibile di quando lo stesso argomento viene proposto senza l'immagine del cervello (irrilevante ai fini dell'argomento stesso).
Per esempio, in un esperimento lo stesso articolo scientifico (fasullo) intitolato “Watching TV is Related to Math Ability” è stato sottoposto a un gruppo di studenti; per alcuni l'articolo era accompagnato da un semplice grafico a barre, per altri da un'immagine del cervello con evidenziate alcune zone attive. Il secondo gruppo ha considerato sensato il ragionamento esposto nell'articolo molto più del primo:


David P. McCabe e Alan D. Castel, “Seeing is believing: The effect of brain images on judgments of scientific reasoning”, Cognition 107:343–352 (2008)
L'immagine del cervello che trovate in cima al post è proprio una di quelle usate dagli autori.

mercoledì 27 ottobre 2010

Il kit dell'investigatore

Nel preparare i bagagli in fretta e furia per rifugiarsi in una località segreta, al prof. Sentimento Cuorcontento è capitato in mano un numero recente del Fortean Times (edizione europea), che aveva comprato tempo fa all'edicola di qualche aeroporto.

Sfogliandolo si trovano le cose più curiose, dalla rubrica sulle pareidolie da tutto il mondo alle pubblicità che vendono semi di cannabis per piantagioni casalinghe (ho come il sospetto che le due cose non siano completamente scorrelate). Ma l'inserzione pubblicitaria a pag. 3 si rivela utilissima per un aspirante investigatore del mystero: si possono acquistare, a prezzo modico, ogni tipo di rivelatore e strumento di misura, eventualmente anche in pratiche valigette contenenti un'attrezzatura completa: se siete veramente dei patiti dell'equipaggiamento suggerisco il kit #12 "professional" che però costa ben 312,99 sterline. Cliccate sulla figura qui accanto per vedere una versione grande a sufficienza per leggere tutto, in alternativa fatevi un giro sul sito di Tom's Gadgets.

Tutti i kit includono un pratico «Introduction to ghost hunting sheet», che però è quasi certamente molto sintetico, e poi lo potete leggere solo dopo aver comprato il kit: si rischia di comprare l'equipaggiamento sbagliato. Come fare a sapere quali sono gli strumenti indispensabili a ogni indagatore del mystero? Facilissimo: leggete la seconda lezione di un libro imperdibile, che sarà in libreria il 3 novembre ma che può già essere comprato online qui, con lo sconto del 10%.
Stefano Bagnasco, Andrea Ferrero e Beatrice Mautino, Sulla scena del mistero: Guida scientifica all’indagine dei fenomeni inspiegabili. Milano: Sironi (2010).
In attesa che il libro esca, vediamo se qualcuno indovina: quale di questi strumenti (tutti acquistabili da TomsGadgets.com) è assolutamente indispensabile a ogni investigatore del mystero?
  • Termometro digitale a infrarossi
  • Contatore geiger
  • Visore notturno
  • Rivelatore di campi elettromagnetici
  • Microfono direzionale ad alta sensibilità
  • Sensore di movimenti a ultrasuoni
Il primo che dà la risposta giusta vince i tre autografi degli autori, in un pratico formato autoadesivo per poterli apporre sul frontespizio della sua copia. Domani (o dopodomani, via) la risposta.