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giovedì 26 febbraio 2009

È sbagliata la domanda

Allora, dicevamo: i cani mordono di più con la luna piena o no?

Gli stessi due lavori che hanno incuriosito il prof. Sentimento Cuorcontento hanno intrigato anche due studiosi greci, uno dell’università di Atene e uno della Johns Hopkins University di Baltimora, USA. I due tizi hanno studiato 2642 morsi (solo cani) nell’arco di circa due anni e mezzo, usando un accorgimento in più: cercando cioè non solo la correlazione con la fase lunare ma anche simultaneamente quella con i fine settimana e la stagione.
C.E. Frangakis, E. Petridou “Modelling risk factors for injuries from dog bites in Greece: a case-only design and analysis” Accident Analysis & Prevention 35:435-438 (2003)
Qual è il risultato?
We found that increased risk of injury from bites was associated with weekends versus weekdays […], summer versus winter […], and fall or spring versus winter […]. The results support the hypothesis that longer leisure time at these levels of factors does increase the risk of having a bite injury. Moreover, after controlling for these factors, risk of bite injury was not associated with moon periods, thereby also helping settle a longstanding argument.
Quindi, anche se il meccanismo non è chiarissimo, il fatto che gli inglesi trovassero più morsi con la Luna piena potrebbe (potrebbe!) essere dovuto al fatto che quando la notte c’è più luce uno sta più un giro all’aria aperta, ed ha più probabilità di incontrare e fare innervosire un cane (o qualcosa del genere).

Qual è stato l’errore? Gli inglesi nelle loro conclusioni avevano scritto
In our study we showed that an association exists between the lunar cycles and animal behaviour and that animals’ propensity to bite humans accelerates sharply at the time of a full moon.
No: questa sarebbe stata la risposta alla domanda « i cani mordono di più con la Luna piena»! La domanda a cui loro hanno risposto con il loro studio era più generale: «ci sono più morsi di cane con la Luna piena», e la risposta è probabilmente no.

La risposta alla prima domanda è invece qualcosa di simile a «no, però c’è più gente in giro da mordere»…

martedì 24 febbraio 2009

Canes lunatici

Sarà forse sfuggito a qualcuno (non tutti leggono i commenti) quindi riporto qui quanto scriveva qualche giorno fa il mio amico Andrea Bernagozzi, astronomo all’Osservatorio Regionale della Valle d’Aosta a Saint-Barthélemy:
[…] domani alle 9.00 a Trieste, alla Sissa, il sottoscritto discute la tesi di Master in comunicazione della scienza dal titolo Scienza e società nella fantascienza di Greg Egan, un importante scrittore dei nostri giorni. Scusi il commento personalistico, ma ho subito troppo il fascino della sincronicità junghiana con la presentazione di Observa!
Qualche tempo prima sempre Andrea scriveva:
[…] La ringrazio per la sua rassegna di lavori sulle influenze lunari. Preziosa risorsa per chi, come me, lavora in un osservatorio astronomico anche con scuole e pubblico in visita. La cosa interessante è che raramente mi vengono poste domande sull'influenza lunare. Molto più spesso si dà per scontato che noi studiamo la Luna perché ci sono queste influenze.
Attenzione, non per verificarle. Che ci siano è dato quasi per scontato per diversi visitatori. E allora, siccome ci sono le influenze lunari, tanti ritengono che lo studio astronomico della Luna permetta di sfruttarle meglio, mettendo a disposizione degli interessati dati sempre più raffinati.
Gentile professore, ha trattato nascite e aneurisma subaracnoideo, o come si chiama. Avrei delle ordinazioni: […]
Per festeggiare la masterizzazione di Andrea, eccezionalmente il prof. Sentimento Cuorcontento ha deciso di accontentarlo almeno un po’. Che non diventi un’abitudine: non ne voglio sapere di «Egregio professore, come si levano le macchie di unto dai sincrotroni?»

Dovendo scegliere tra il parlare dell’influenza lunare sull’incidenza dell’infarto (non c’è), sull’assunzione di cibi e bevande, in particolare alcoliche (sembra che un po’ ci sia), sull’attività predatoria degli acari (dall’abstract sembrerebbe che con la Luna piena siano meno aggressivi) o della frequenza di emergenze orali e maxillofacciali (non c’è, e francamente non si capisce perché siano andati a cercarla), ho scelto un argomento di great social and political import, come avrebbe detto Janis Joplin: è proprio vero che i cani mordono di più con la Luna piena?
P. Eisenburger et al. “Lunar phases are not related to the occurrence of acute myocardial infarction and sudden cardiac death” Resuscitation 56:187-189 (2003)

J.M. De Castro, S.M. Pearcey “Lunar Rhythms of Meal and Alcohol Intake of Humans” Psychology & Behavior 57:439-444 (1995)

M. Mikulecky, R. Zemek “Does the full moon influence the predatory activity of mites?” Experientia 48:530-532 (1992)

S. Butler, A. Songra, P. Hardee, I. Hutchinson “The Moon and its relationship with oral and maxillofacial emergencies” British Journal of Oral and Maxillofacial Surgery 41:170-172 (2003)
La risposta è forse meno semplice di quello che può sembrare. Sullo stesso numero del prestigioso British Medical Journal compaiono due studi sull’argomento, con risultati opposti.
C. Bhattacharjee, P. Bradley, M. Smith, A.J. Scally, B.J. Wilson “Do animals bite more during a full moon? Retrospective observational analysis” BMJ 321:1559-1561 (2000) Online qui (per gli abbonati, ma si può leggere gratis l'abstract).

S. Chapman, S. Morrell “Barking mad? Another lunatic hypothesis bites the dust” BMJ 321:1561-1563 (2000) Online qui (idem).
Nel primo, compiuto da un gruppo della Royal Infirmary di Bradford, nello Yorkshire, si studia il numero di pazienti ricoverati per morso di animale in funzione della fase lunare, con un risultato che sembrerebbe incontrovertibile. Gli inglesi si fanno mordere abbastanza, dato che i ricoveri del periodo 1997-1999 sono stati 1621, con 1541 morsi di cane, 56 di gatto, 13 di cavallo e 11 di ratto, e si fanno mordere di più con la Luna piena.
Basta guardare il grafico qui a fianco: c’è un evidente eccesso in corrispondenza della Luna piena, non c’è neanche bisogno di dire che è statisticamente significativo. Le conclusioni, pur infiocchettate di cautela e di «more studies are therefore needed» sono quindi positive. In accordo con la letteratura citata nell’introduzione, che ha un forte bias verso risultati positivi: per le nascite, ad esempio, si cita un solo lavoro, che guarda caso trova una piccola correlazione

Nella pagina successiva due medici dell’Università di Sydney pubblicano un articolo di tono (e con risultati) molto diversi:
[…]we were contacted by a farmer who asked: «Have you university types ever looked at whether dog bites happen more around the full moon? It’s a well known fact that they do.»
Gli autori procedono quindi a fare un fervorino sulle superstizioni lunari dure a morire e una review della letteratura dal tono un po’ sarcastico:
Weak associations have been reported between the full moon and the distribution of spontaneous full term deliveries, small increases in meal size and reduced alcohol consumption, unintentional poisoning, absenteeism, aggression in Dade County, Florida, and reports of crimes to three police stations in India between 1978 and 1982. […] Such questions have dogged science for so long that they can no longer be ignawed.
Vi prego di notare i pregevoli giochi di parole dell’ultima frase, forse persino peggio di quelli del prof. S.C.
Il campione usato dai due australiani non è molto diverso da quello degli inglesi (1671 casi nell’arco di circa due anni), ma il risultato è ben diverso: per quanto il grafico mostri numerosi curiosi picchi, nessuno è in corrispondenza della Luna piena; il maggiore è verso Capodanno.

Ci risiamo: due studi dall’aria autorevole, uno che dice il contrario dell’altro. Chi ha ragione?
Domani la risposta.

giovedì 19 febbraio 2009

Più della radio

Dicevamo che il prof. Sentimento Cuorcontento sarebbe andato a sentire la presentazione dell'annuario Scienza e Società 2009 di Observa. Bene, c'è andato davvero, insieme a un parterre di stagionati cattedratici che si lamentavano dell'elevata età media dei docenti universitari italiani, al Gotha della comunicazione scientifica torinese e alla divagatrice in preda all'influenza.

Ecco uno dei risultati del lavoro di Observa: la credibilità delle fonti di informazione sulla scienza, secondo gli italiani (in percentuale; il comunicato stampa su questo argomento è qui).

(Abbiate pazienza per la tabella in GIF, se cliccate si ingrandisce. Ho brevemente provato a fare la tabella in HTML ma Blogger la incasina senza rimedio...)

Una delle cose interessanti, secondo Observa, è che i nuovi strumenti di comunicazione, come i blog, si fanno spazio e riscuotono una buona fiducia. Risentono, insieme alle pagine web degli istituti di ricerca, del fatto che non tutti hanno la stessa familiarità con il web, che si traduce in una ampia frazione di incerti. Ancora più incerti li troviamo sui programmi radiofonici di divulgazione, probabilmente a causa del fatto che la scelta non è amplissima e probabilmente una buona fetta degli italiani non sa neanche che ce ne sono (io, ad esempio, ne conosco uno solo).
Se rifacciamo la classifica tenendo conto solo di quelli che ritengono di poter dare un parere, però, le cose non cambiano di molto: le pagine scientifiche dei quotidiani crollano in fondo alla classifica e le conferenze pubbliche saltano al secondo posto.

Il professor Sentimento Cuorcontento vorrebbe però fare una considerazione: se questi numero sono veri, tra i quattordici lettori di questo blog che ne nascondono tre che si permettono di definirlo «poco o per nulla credibile». Come sarebbe a dire, mascalzoni e sciagurati?!

mercoledì 18 febbraio 2009

Scienza e società

Oggi alle 18.00 a Torino, al Circolo dei Lettori, Observa presenta in anteprima l'Annuario Scienza e Società 2009, pubblicato da Il Mulino.

Se appena il prof. Sentimento Cuorcontento riesce a sganciarsi, fa un salto a sentire (tanto di leggere l'annuario non avrà mai il tempo...)


Tutti i dettagli qui.

martedì 17 febbraio 2009

Provateci voi...

Il prof. Sentimento Cuorcontento è in carenza di sonno e di voglia di lavorare, avendo trascorso un numero eccessivo di ore a preparare una domanda di finanzamento al Ministero per un oggetto dall'evocativo nome di Virtual Analysis Facility For ALICE, dove ALICE è l'esperimento del CERN a cui il prof. S. C. collabora. Con un nome così non so quante probabilità abbiamo che ci finanzino («Pronto, qui è il MIUR. Vorremmo darvi una vagonata di soldi per il vostro progetto, ma non abbiamo capito cosa ne verrà fuori.» «Un VAFFA!» «Click»), ma non è di questo che volevo parlare.

Nella carenza di sonno e di voglia di lavorare uno si mette a fare cose che non richiedano eccessivi sforzi mentali: una di queste è, tipicamente, il riordino e la pulizia dell'hard disk (attenti a non scivolare, è ancora tutto bagnato). Nel corso di questa operazione, ho ritrovato un coso scritto qualche anno fa per rispondere a qualcuno (ce ne sono sempre) che si lamentava di come il CICAP si rifiutasse di indagare su [inserite qualcosa sui cui il CICAP non ha indagato]. Siccome rileggendolo mi sono divertito, ve lo propongo ripulito dei riferimenti a quella particolare discussione, che sarebbero incomprensibili fuori del contesto.
Ma ora le buone notizie. C’è un modo molto semplice per ovviare al problema: provate voi stessi. Sceglietevi un fenomeno misterioso, ad esempio un presunto miracolo. Uno piccolo, facile, vicino a casa vostra.

Cominciate a leggere le pagine web e i libri principali, insomma cominciate a orientarvi e a capire quale potrebbe essere una sperimentazione risolutiva. Probabilmente dovrete parlare con qualche esperto di questa o di quella disciplina, o magari leggervi un manuale, Ci vorrà un po’, specie se scegliete le apparizioni di Fatima o i miracoli di Lourdes.

Adesso raccogliete la bibliografia, cioè tutto quello che è stato detto e scritto su quel miracolo. Non sarà facile, badate bene: queste cose non sono (quasi) mai pubblicate su Nature, che trovate in una qualsiasi biblioteca universitaria. Vi toccherà ordinarle in biblioteche remote, scrivere agli autori, chiedere favori alla gente, magari prendere un treno, comprare dei libri su Amazon. Tenete presente che voi siete uno e “loro” sono Legione: se vi sfugge anche un solo articolo, qualcuno se ne accorgerà e vi sbertucceranno all'infinito. Pensate ancora a Fatima, o a Lourdes...

Ora leggete (anzi, studiate) quello che avete raccolto. Mettetevi in contatto con gli autori principali, chiarite bene gli eventuali punti oscuri, segnatevi i problemi che trovate nei vari articoli, rifate i calcoli, confrontate le didascalie con le figure corrispondenti, insomma diventate un esperto. Di meno non basta. Andate a Lourdes (pun not intended), andate a Fatima. Ah, fatevici fare una foto: nelle conferenze aiuta far vedere che uno ci è andato davvero.

A questo punto, se siete stati fortunati è passato solo un anno o due, vostra moglie vi prende per matto e in ufficio si chiedono se avete una amante con quelle occhiaie che vi ritrovate per la carenza di sonno. Però potete incominciare a rendere utile il vostro lavoro. Facendo qualche conferenza, scrivendo qualcosa per Scienza&Paranormale o aprendo un sito web: siete diventati degli esperti su un argomento controverso. È il primo passo.
Però ora viene il divertente. Se avete scelto quel miracolo, quel fenomeno paranormale, è perché nessuno ha fatto delle sperimentazioni serie. Il vostro scopo è farle. Qui è più difficile fare delle dritte: se non avete le necessarie competenze scientifiche (non è peccato, non possiamo essere tuttologi e Joe Nickell dice sempre di sapere solo un pochetto di tutto, ma soprattutto sa dove trovare gli esperti di qualunque cosa) dovrete cercare ad esempio di convincere qualcuno (che so, un botanico, un filologo, uno statistico) a darvi retta, non sempre è facile (anzi, quasi mai).

Poi, ad esempio per una madonnina piangente, dovrete convincere padroni di casa, parroci, sindaci, vescovi a lasciarvi esaminare e prendere campioni (e sono email, telefonate e raccomandate con A.R. che vanno avanti e indietro, e altri mesi che se ne vanno senza poter fare niente); oppure dovrete trovare qualcuno a cui chiedere una malleveria per accedere a fondi di libri rari, quelli che il bibliotecario vi sta in piedi sospettoso dietro finché non lo restituite, solo per scoprire che del pergamenaceo che vi interessa non esistono più che la legatura bruciacchiata e qualche pagina accartocciata, perché c’è stato un incendio nel 1912 (è capitato a me...) e l’unica altra copia nota è a Parigi.
Figuriamoci poi Lourdes: bisogna raccogliere le statistiche di guarigione, migliaia di cartelle cliniche, leggersi gli studi sulle remissioni spontanee... una carriera da epidemiologo, altro che un hobby.

Per arrivare fino qui avete bisogno di molta, ma molta, fortuna, specialmente per incocciare in un qualcosa su cui sia possibile indagare avendo qualche speranza di arrivare a una conclusione, e di poter avere l'accesso che desiderate all'oggetto del vostro studio (avete scelto la Sindone? Ho cattive notizie per voi...)
Di fortuna, adesso, ve ne serve altra, perché avete, che so, i vostri 20 milligrammi di campione che potrebbe persino essere sangue, o i vostri 30 GB di database con le cartelle cliniche dei guariti dal santone, comprese le mammografie digitali, e dovete fare i vostri esami, sperando di non sbagliarvi e di non aver trascurato nulla che poi possano rinfacciarvi al primo dibattito, e...
...BINGO! Avete risolto il mistero, avete controllato un fenomeno paranormale!
Sono passati anni, avete spiegato un miracolo secondario che non conosceva nessuno, avete dilapidato un capitale in fotocopie, viaggi, telefonate intercontinentali, esami di laboratorio, libri, reagenti ma ce l’avete fatta! Adesso si tratta solo di trovarvi un’altra moglie e un nuovo lavoro.