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lunedì 11 luglio 2011

Appuntamento ad Aosta

Un'altra imperdibile occasione per ascoltare  dal vivo le pontificazioni del prof. S.C.: venerdì 14 15 luglio, alle ore 21.00, sarò alla Biblioteca Regionale di Aosta insieme a Guido Cossard per parlare di astrologia, astronomia e (naturalmente) metodo scientifico.

Il CICAP e la Regione Valle d'Aosta presentano:
Astrologia-astronomia: un confronto
con Stefano Bagnasco e Guido Cossard

Venerdì 15 luglio, ore 21.00
Biblioteca Regionale
via Torre del Lebbroso 2, Aosta

lunedì 4 luglio 2011

Ancora E-Cat alla radio

Qualche giorno fa ho partecipato in diretta a una trasmissione sulla faccenda dell'E-Cat, ospite di Radio Città del Capo di Bologna, che ha seguito la faccenda fin dal principio.
Come forse saprete, il Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna ha firmato un contratto di ricerca con l'inventore dell'E-Cat Andrea Rossi: ne avevo parlato con lo stesso Levi su Queryonline.

Potete risentire la viva voce del prof. S.C. (insieme a quelle di Giuseppe Levi e Loris Ferrari del DiFi di Bologna) qui in streaming o scaricare la trasmissione in formato MP3 qui.

domenica 12 giugno 2011

Buon compleanno

 Sabato scorso Queryonline, la sua versione web di Query, ha compiuto un anno.

Avevamo discusso un sacco sul titolo da dare al nuovo progetto. Progetto, e non rivista, perchè era chiaro fin da subito che avrebbe dovuto avere una doppia natura, di carta e di bit, e che avremmo dovuto lavorare non solo sul contenitore ma anche sul messaggio e sul modo di presentarlo.
E poi le idee per il logo: qui a sinistra vedete la primissima versione dell'idea finale (fatta, se non ricordo male, dallo stesso prof. S.C.), più in basso quella definitiva fatta da Stefano Grande (si vede la differenza, eh?).

I (pochi, spero) che ancora hanno dubbi sull'uso di un titolo in inglese si consolino con un paio di alternative, non tutte serie, che erano circolate nel brainstorming:
  • Quirk 
  • La Gazzetta della Ragione
  • Athena Noesis
  • CI CAPiamo
  • L'indagatore scientifico
  • Il controllore 
Ecco, ringraziate per Query: di nuovo se non ricordo male era venuto in mente alla divagatrice, che infatti adesso dirige Queryonline con pugno di ferro. Anche Quirk era una sua idea (qualcuno di noi aveva appena letto Quirkology di Wiseman), ma doveva servire più come minaccia per il direttore che come proposta seria. Tra l'altro, il mio Webster dice che si può pronunciare sia quèry (come facciamo quasi tutti) che quìry (come insiste Massimo).

Buon compleanno Quìry!

mercoledì 1 giugno 2011

Elegantemente detto

...a questo punto mi dichiaro sconfitto e cerco rifugio nel bisbigliare un utile verso di Schiller.
Elegantemente detto, no?

Sul blog del prof. S.C. non si fanno recensioni vere e proprie (quelle che ci sono sono riciclate), ma ogni occasione è buona per parlare di libri. La citazione che vedete qui sopra è tratta da un libretto celebre ma che quasi nessuno, credo, ha letto davvero: Le due culture dello scrittore ed ex-fisico inglese C. P. Snow.
Charles P. Snow, The Two Cultures and a Second Look. Cambridge University Press (1963). L'edizione di cui stiamo parlando è Le due culture, a cura di Alessandro Lanni, Venezia: Marsilio (2005)
Non offenderò la cultura dei miei lettori dicendo di quale verso si tratta (il saccente prof. S.C. ha indovinato senza andare a vedere la nota che Snow, un po' snob anche lui, premurosamente fornisce in tedesco).

Venendo al libro, che mi è capitato in mano l'altro giorno e ho finalmente letto, si capisce perchè pochi hanno seguito il mio fulgido esempio: uscito nel 1959, è ormai datato e per dirla tutta non era particolarmente profondo neanche allora. Come lo stesso Snow ammette, l'idea di un problema nella dicotomia tra cultura umanistica e cultura scientifica era nell'aria: il suo merito è principalmente quello di avere rotto il ghiaccio, suscitando un bel vespaio.

In Le due culture: successive considerazioni del 1963 (incluso in tutte le edizioni successive) Snow fa notare come lo stesso titolo abbia suscitato un vivace dibattito:
Fin dall'inizio l'espressione "le due culture" ha suscitato qualche protesta. Sono state mosse obiezioni sulla parola "cultura"o "culture"; altre obiezioni sono state sollevate, con ragioni molto più sostanziali, per quanto concerne il numero due. Nessuno, mi pare, ha ancora avuto da ridire sull'articolo determinativo.
L'edizione che ho io, pubblicata da Reset nel 2005 in occasione del centenario della nascita di Snow, è corredata di tre saggi di Giulio Giorello (condivisibile), Giuseppe O. Longo (con cui non sono d'accordo) e Piergiorgio Odifreddi (che come al solito gigioneggia a partire dal titolo, La guerra dei due mondi) che provano a guardare il testo dal punto di vista del 2005.
Per provare a suscitare un po' di vespaio anche io, ecco un minimo estratto del saggio di Longo (lo so, è fuori contesto), sentiamo che ne pensate:
Ci è stato detto che il 30% degli Europei ritiene che il sole giri intorno alla terra, e abbiamo gridato allo scandalo. Ma dov'è lo scandalo? Al barbiere e al camionista non importa nulla chi abbia ragione, se Tolomeo o Copernico. A ciascuno di noi è consentito avere molte nozioni sbagliate, purché possegga corrette quelle essenziali per la sua vita.

lunedì 30 maggio 2011

L'autunno dell'astrologia

È finalmente uscita sul numero 5 di Query, in arrivo agli abbonati in questi giorni, la recensione del nuovo libro di Andrea Albini, di cui avevamo parlato qui. Sfidando gli strali del Direttore, eccone qui sotto una versione leggermente adattata per tutti i fan del prof. Sentimento Cuorcontento.
Andrea Albini, L'autunno dell'astrologia. Il declino scientifico del discorso sulle stelle da Copernico ai giorni nostri Roma: Odradek (2010)

Dopo Oroscopi e cannocchiali, Albini ritorna sul tema del difficile rapporto tra astrologia e pensiero scientifico, questa volta seguendone il cammino a cavallo della nascita della scienza moderna, attraverso l’illuminismo e fino ai nostri giorni: un utile strumento per evitare le eccessive schematizzazioni e semplificazioni con cui i critici dell’astrologia rischiano di trattare un percorso storico che è stato in realtà lungo e complesso. Come suggerisce il sottotitolo, questa non è una storia dell’astrologia ma un saggio su come questa si sia trasformata da un componente integrante della pratica medica e astronomica via via fino a qualcosa di sempre meno definibile, che al giorno d’oggi mescola pretese pseudoscientifiche a argomentazioni psicanalitiche e riflessioni filosofiche a volte un po’ più rispettabili.

Gli snodi fondamentali del percorso di Albini sono il punto di partenza e il punto di arrivo: la crisi dell’astrologia con l’avvento del pensiero scientifico e del metodo sperimentale e il progressivo affermarsi di un dualismo tra un’astrologia “popolare”, in fondo non molto diversa da quella degli almanacchi già ai tempi di Galileo, e un’astrologia “colta” che ruota intorno a interpretazioni simboliche e psicologiche e che, per lo meno quando è onesta, non ha più alcuna pretesa di scientificità e predittività.

Il discorso prende l’avvio da due padri fondatori dell’astronomia come Copernico e, in particolare, Keplero. La crisi era cominciata e, come scrive Albini, Keplero «fu l’ultimo grande astronomo e matematico a credere che l’astrologia potesse avere una base reale e potesse essere in qualche modo salvata, sia pure in una forma molto diversa e ridimensionata rispetto a quella tradizionale». È interessante notare come Keplero, nel tentativo di salvare le idee astrologiche che erano parte del suo modo di pensare, inaugurasse il dualismo che vediamo ancora oggi: le profezie popolari erano «orribili superstizioni» ma un’astrologia in qualche modo “riformata” era degna di attenzione e riflessione.

Dopo Galileo la crisi è completa. I tentativi di un’astrologia “sperimentale” ed empiricamente corroborata, da Francis Bacon in poi, fallirono scontrandosi con l’impossibilità di dimostrare qualunque influenza planetaria, e nei capitoli successivi Albini segue l’evoluzione di un’astrologia ormai completamente staccata dal pensiero scientifico attraverso l’enciclopedismo, le mode rosacrociane e gli strali dei polemisti come Jonathan Swift contro gli astrologi praticanti. In una delle appendici Albini riporta per esempio L’astrologia convinta di falso di Geminiano Montanari, un libello uscito nel 1685 e mai ripubblicato, in cui l’astronomo rivela la burla giocata compilando per anni il Frugnolo degl’Influssi del Gran Cacciatore di Lagoscuro, un autorevole almanacco zeppo di previsioni completamente inventate.

L’ultimo capitolo affronta il difficile problema dell’astrologia nel mondo contemporaneo, la nascita dell’astrologia “giornalistica” in Inghilterra tra XIX e XX secolo, le mode occultiste, poi il passaggio dall’occultismo allo “psicologismo” che dopo Jung pervade molta dell’astrologia più pretenziosa. A questo punto la scienza (e forse la cultura in senso più ampio) non ha più un discorso “di” astrologia ma un discorso “sull” astrologia, per discuterne la ricchezza simbolica o la funzione sociale. La conclusione di Albini è condivisibile:
La capacità di sopravvivenza [dell’astrologia] dipende molto dalla sua capacità di adattamento alle mode, ai “discorsi dominanti” e alla prassi del momento.
Chiude il volume una nota di Giorgio Galli, di cui sinceramente non si sarebbe sentita la mancanza. Il politologo ribadisce la sua nota posizione secondo la quale «l’approccio astrologico, visto come pura superstizione, [è] stato considerato con troppo disprezzo» dagli scienziati contemporanei e in particolare dal CICAP, tentando di argomentare senza troppo successo (forse a causa del limitato spazio a disposizione) come la scienza dovrebbe ancora in qualche modo riflettere sull’astrologia.