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giovedì 7 maggio 2009

Diciotto milioni di cucchiaini

Ho da poco finito di leggere Quirkology di Richard Wiseman, l'unico (come dicono le note biografiche) professore di Public Understanding of Psychology e personaggio ben noto a chi si occupa di paranormale e fenomeni strani in generale. Il libro, tratto da una popolare trasmissione, mi ha divertito parecchio (e ne riparleremo), anche se di tanto in tanto l'ipercritico prof. Sentimento Cuorcontento ha trovato che Wiseman salta un po' troppo rapidamente alle conclusioni: un difetto evidenziato ancora di più dal sottotitolo dell'edizione americana “How we discover the big truths in small things”.
Richard Wiseman, Quirkology. The curious science of everyday lives. London: Macmillan (2007)
Se non avete voglia di leggere il libro, fate magari comunque un giro per il sito quirkology.com, ci sono un sacco di esperimenti e di video interessanti.

Il titolo è perfetto: il libro racconta una quantità prodigiosa di studi di psicologia sperimentale su aspetti curiosi e spesso marginali del comportamento, direi senza una particolare tesi di fondo salvo il fatto che è interessante e istruttivo, oltre che divertente, studiare anche queste cose. Una lode sperticata da parte del prof. S.C. alla bibliografia, che riporta accuratamente i riferimenti di tutti gli studi citati: abitudine spesso trascurata nei libri di divulgazione.

Tanto per fare un solo esempio, si trova raccontato il lavoro di un gruppo di ricercatori del MacFarlane Burnet Institute for Medical Research di Melbourne, in Australia. Forse non tutti sanno che è molto diffusa in alcuni paesi (da noi non tanto) l'usanza di avere una stanza attrezzata a cucina ad esempio nei dipartimenti universitari, in modo da poter lasciare in frigo i panini per il pranzo o riscaldarli nel microonde, o fare quattro chiacchiere mentre si aspetta che sia pronto il caffè. Esiste tutta una fenomenologia di queste cucine, dalle misteriose muffe multicolori che compaiono nel frigorifero su robe mezze mangiate lasciate da un dottorando che ormai è professore associato in un altro continente, al divieto talvolta imposto di riscaldare odoriferi piatti a base di curry prima di metà mattina. Il fenomeno più noto, tuttavia, è quello della sparizione dei cucchiaini: che fine fanno, si sono chiesti i ricercatori australiani? Vengono, come suggerisce qualcuno, risucchiati un un'altra dimensione?
M.S.C. Lim, M.E. Hellard and C.K. Aitken “The case of the disappearing teaspoons: longitudinal cohort study of the diplacement of teaspoons in an Australian research institute” British Medical Journal 331:1498-1500 (2005)
Bene, il risultato è che alla fine dello studio, dopo cinque mesi, l'80% dei cucchiaini marcati dai ricercatori era sparito. Il 36% dei partecipanti allo studio ha poi confessato di aver rubato almeno un cucchiaino nella sua vita, ed il 18% di averne rubato uno negli ultimi dodici mesi. La cosa sorprendente è però che si si estrapola questo valore alla intera popolazione lavorativa di Melbourne, viene fuori che ogni anno sparirebbero, nella sola Melbourne, qualcosa come diciotto milioni di cucchiaini. Oppure c'è il lavoro di un pioniere di questo genere di studi, il prof. John Trinkaus della City University of New York. Notando come spesso si perda un solo esemplare degli oggetti che sono utili solo in coppia (come i guanti o i calzini), Trinkaus ha accuratamente annotato il destino dei suoi guanti per un periodo di dieci anni, giungendo alla stupefacente conclusione che i guanti sinistri perduti eran più del triplo dei guanti destri. Trinkaus azzarda anche una spiegazione, che lascia dubbiosi sia il prof. S.C. sia, si legge tra le righe, lo stesso Wiseman. Non ve la racconto subito, vediamo se qualche lettore la indovina (o ne inventa una migliore).
La cosa più sorprendente è che questo studio non è stato pubblicato su Strano ma vero! della Settimana Enigmistica, ma su una seria rivista scientifica.
John Trinkaus, “Gloves as vanishing personal ‘stuff’: an informal look” Psychological Reports 84:1187-1188 (1999)
Una rapida scorsa della bibliografia mostra come il prof. Trinkaus sia uno specialista di queste occhiate informali, avendo pubblicato “informal looks” su (nell'ordine) la preferenza sul colore delle scarpe da tennis, le previsioni sui temporali invernali da parte dei meteorologi televisivi, l'abitudine di portare berrettini da baseball, le combinazioni delle serrature nelle valigette ventiquattrore, il vizio di andare alle casse preferenziali nei supermercati con più di dieci articoli nel carrello (evidentemente di cruciale interesse, dato che vi ha dedicato anche un “second look”), gli eccessi di velocità in prossimità di una scuola, il rispetto o meno dei segnali di stop e la violazione dei divieti di sosta nei parcheggi dei centri commerciali.
Il professor Sentimento Cuorcontento, che passerà il weekend alle prese con un draft intitolato A prototype of a Virtual Analysis Facility: first experiences ha un po' il dubbio di aver sbagliato mestiere.

5 commenti:

juhan ha detto...

C'è in giro un video bellissimo di Wiseman sui colori, se interessa trovo il link. Per intanto domani ordino il libro, vado fuori bilancio per colpa del prof.

Stefano Bagnasco ha detto...

Bravo, juhan, lodevole intento: però occhio che se poi non ti piace non venire a chiedere i soldi indietro a me, eh!

juhan ha detto...

Richard Wiseman all'opera. Attenti ai colori
http://www.youtube.com/watch?v=voAntzB7EwE

@ prof. S.C.: non ti preoccupare conosco come viene retribuito il vostro lavoro. ;-)

pac ha detto...

Interesting! inserisco immediatamente il volume nella mia wishlist :-)

@juhan: quando scrivi al Trio Medusa che il video di Wiseman è migliore del loro, dì loro anche il perché, così la prossima volta lo fan più bello... ;-p

@prof.S.C.: te lo giuro, io non ho mai detto a nessuno che appartieni al NWO e sei pagato direttamente dalla CIA ;-)

Stefano Bagnasco ha detto...

Ah, pac... ma ora che l'hai scoperto sarò costretto a farti eliminare.

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